15 Luglio 2024

PRIMO CAPITOLO di The Real Entertainment: https://www.giadazinzeri.it/primo-capitolo-la-creme-de-la-creme/(si apre in una nuova scheda)

SECONDO CAPITOLO di The Real Entertainment: https://www.giadazinzeri.it/the-real-entertainment-secondo-capitolo-un-nuovo-mondo-digitale/

TERZO CAPITOLO di The Real Entertainment: https://www.giadazinzeri.it/the-real-entertainment-terzo-capitolo-non-sanno-cosa-significa-per-noi-crescere/

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Quarto Capitolo

Persi tra amplessi, complessi ed eccessi

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Persi tra Amplessi, complessi ed eccessi (cit. Nitro)

La musica rimbombava nelle casse distribuite in tutta la villa, le luci al neon davano l’impressione di diventare sempre più abbaglianti, sensuali, prosciuganti.

La quantità di droga presente alla festa cresceva a dismisura: non solo erba, soprattutto cocaina, ben tagliata, esposta senza vergogna.

Rob era sparito.

Andrea era sempre più irriconoscibile.

Debora non si capacitava di tutto quello che stava vedendo loro fare una volta calata la notte e gettati in contesti senza limiti.

Considerava inammissibile che in tutto ciò Serena fosse più inutile del due a briscola e sperare che Filippo avrebbe aiutato gli amici era puro delirio.

Debora si guardò in giro cercando di mantenere la calma, ma la verità era che stava per agire d’impulso. Fare la cosa giusta al momento giusto non le era mai venuto bene.

Poi smise di pensare e agì.

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12 ore prima

«Stasera ti porto ad una festa».

Rob lo annunciò con tono malizioso e Debora non ebbe presentimenti negativi.

Aveva trascorso la mattina in visibilio all’idea di incontrare Rob e Andrea e pubblicare il suo primo articolo su TheRealEntertainment.

Il primo risultato, un checkpoint, un sogno.

Aveva un’adrenalina pari a camminare a trecento metri d’altezza.

I genitori, nei pochi momenti in cui li incrociava in casa, la guardavano sempre in modo circospetto, ma Debora non aveva tempo per preoccuparsene.

Uscì a mezzogiorno congedando la madre con un saluto veloce, la quale alzò gli occhi dalla mensola che stava pulendo e ricambiò con un’occhiata confusa.

Debora incontrò Rob e Andrea in centro Duomo.
Loro preferirono andare a pranzare in un ristorante che dava cucina tipica lombarda prima di mettersi a lavoro.

Debora, anche se voleva dare priorità alla collaborazione, non si lamentò. Passavano bene il tempo insieme e le veniva naturale avere con loro un rapporto d’amicizia oltre che professionale.

Milano era famosa per ristoranti stellati dove fare tappa, e la meta che scelsero superò le sue aspettative.

Stava deliziando un risotto con pistilli di zafferano, ridendo per una battuta di Andrea, quando Rob le disse con un sorriso malizioso: «Stasera ti porto ad una festa».

«Cosa festeggiamo?».

«Assolutamente nulla. È sabato sera, tesoro. Dobbiamo svagarci. E io e il mio amico non lo facciamo nelle feste da liceali a cui sei abituata».

Debora collegò qualche pensiero qua e là. Era sabato sera. E Rob voleva portarla ad una festa. Lui che era una persona facoltosa e conosciuta. Le sue feste dovevano includere gente ricca in egual misura e location mozzafiato.

«Interessante».

«Sarà molto più che interessante, cara. Ma se vorrai brindare a qualcosa, potrai farlo al tuo nuovo lavoro, e io alla liberazione di mio padre», replicò Rob, sorseggiando vino rosso.

Fu allora che Debora comprese a cosa fosse dovuto il buonumore e la voglia di fare baldoria. Non potè fare a meno di andargli dietro.

«Bene, io sono con te».

Rob allargò il sorriso.

«Bene. Perché se te ne sei dimenticato, Rob, ti rinfresco io la memoria: oggi è il 2 Giugno», intervenne Andrea, versandosi anche lui un’abbondante quantità di vino nel gran balloon. «Abbiamo un invito in agenda. Credo che a qualcuno, qui, potrebbe far piacere conoscere qualche amico».

Debora era confusa.

Rob accolse il ghigno di Andrea. «Vedi», si rivolse alla ventenne, «ogni tanto incontriamo alcuni colleghi. Vip, attori, cantanti. Sono sicuro che ti interessa conoscerne qualcuno».

Debora non aveva mai riflettuto su quell’immaginario luminoso, ma se Andrea e Rob erano famosi e conosciuti era ovvio che avessero contatti con gente altrettanto popolare.

«Ah, una cosa», aggiunse Andrea con tono improvvisamente serio, «una volta che avremo pubblicato l’articolo, sai, se leggerai i commenti di qualche hater, lascia perdere e non…».

Debora lo interruppe. «Mi pare che ne avessimo già parlato. Non mi interessa ciò che scrivono gli oppositori. E non vedo l’utilità di farlo».

«Sono contento che tu la pensi così. Spero che duri», affermò Rob, lasciandola interdetta. Dubitava che sarebbe rimasta di quel pensiero?

Rob e Andrea scambiarono poche altre battute prima di archiviare il discorso. Debora non disse più una parola.

Aveva sempre saputo che tutta la gente che faceva quel genere di lavoro, e lo faceva così bene da permettersi di non fare altro, era seguita da un nutrito gruppo di detrattori. Per lei era una cosa tanto normale che non si capacitava dello sdegno che intravide in Rob e Andrea.

La frustrazione che le avevano mostrato i due colleghi l’aveva colta di sorpresa. Sembravano sempre in bilico, come se considerassero tutto ciò che avevano una grandissima benedizione, ma anche una condanna. La storia di Rob la conosceva già, ma ora le premeva sapere qual era quella di Andrea.

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Se sul momento l’idea di andare ad una festa glamour con Andrea e Rob era piaciuta a Debora, poco prima che ci arrivasse perse gran parte della sua voglia.

Fu Rob ad andare a prenderla e le comunicò che si sarebbero uniti a loro Filippo, Alessio e Serena, che quella sera non era impegnata con un teatro o l’altro.

A quel punto Debora capì che se non fosse stato un comportamento antisociale e scortese avrebbe piantato in asso tutto il clan. Purtroppo, però, si era già vestita e truccata con passione e i due colleghi, pensò, sembravano gradire tutta la combriccola.

Ma appena li vide al punto di ritrovo Debora pensò che avrebbe fatto meglio a battere in ritirata quand’era ancora in tempo.

Alessio non aveva un aspetto più gradevole rispetto al giorno in cui era andata a casa sua e probabilmente con il trascorrere della festa sarebbe peggiorato.

Filippo riconfermò la sua prima impressione, i primi cinque o sei minuti era simpatico e socievole, poi diventava logorroico e superava la soglia di sopportazione.

Serena si rivelò diversa da come se l’era aspettata. Non seppe nemmeno dire come se l’era immaginata e perché, ma appena si strinsero la mano lei si presentò molto amichevolmente e scambiarono due chiacchiere.

Ma Debora capiva cosa Andrea vedesse in lei. Era una ragazza molto elegante e fine, alta, magra, godeva senza dubbio della “bella presenza” richiesta ad una attrice teatrale.

Appena si incontrarono tutti e sei si intrattennero cinque minuti a fumare nel giardino della villa dove era in corso la festa.

Debora fissò la struttura con sgomento. Più grande di quella di Filippo e Alessio, moderna, bianca e raffinata, era dotata di una piscina e di un vastissimo giardino spazzolato a regola d’arte.

«Ti piace?», le domandò Andrea con tono ridente.

«Beh», rispose lentamente Debora, immaginandosi ad abitare una casa così un giorno, «non sono abituata a frequentare posti così elitari».

Andrea ridacchiò. «Non è un posto così elitario. Questo nostro amico è un giovane imprenditore. Organizza molte feste…».

«Frequentate da gente perlopiù popolare come voi», lo interruppe Debora. Fu in quel momento che si accorse di sentirsi a disagio in mezzo a quella gente. Come un’imbucata.

Ma non durò molto, perché Andrea non tardò a cercare di tirarle su il morale.

«Come noi», la corresse.

Debora si voltò verso di lui, che sorrideva gentile. Non riuscì a fare a meno di fare lo stesso, grata delle sue parole.

Pensò che per sopportare il posto avrebbe dovuto rimanere insieme a lui tutta la serata, ma poi Serena li raggiunse e li invitò a buttarsi nella mischia. Andrea seguì la sua fidanzata e anche gli altri si dichiararono pronti ad andare a divertirsi.

«A proposito, Rob», mormorò Filippo con uno strano sorriso. «Ho dimenticato di dirti una cosa».

Rob lo guardò immediatamente storto. Non gli piaceva quel tono di voce. Filippo aveva l’abitudine di fare cose fastidiose per gli altri sputando il rospo solo quando ormai il danno era fatto, e ora pareva che ne avesse combinata un’altra delle sue.

«Ecco, ho pensato che fosse il caso per te di divertirti davvero a questa festa! Io penso che tu debba…», temporeggiò.

«Filippo!», lo aggredì Rob. «Che cazzo hai combinato?».

«Ho invitato Caterina!».

Debora, che non aveva potuto fare a meno di origliare i loro discorsi, si girò automaticamente verso di loro.

Andrea, Serena e Alessio, che camminavano molto più avanti di loro e chiacchieravano, non diedero segno di essersi accorti dell’atmosfera che si respirava dietro.

Rob fu quasi tentato di tirargli un pugno. «Si può sapere che cazzo ti passa per la testa?».

«Calmati! Guarda che ha accolto ben volentieri! Era entusiasta!», disse sorridendo, convinto di avergli fatto un favore.

Senza aver bisogno di parlarle o vederla, Rob era certo che Caterina fosse tutto fuorché entusiasta di partecipare ad una festa di quel genere.

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La musica era altissima, la villa – decorata con minimalismo – aveva luci al neon ovunque. Era grande abbastanza per ospitare un paio di centinaia di persone. Tutti i partecipanti erano vestiti con vera eleganza – pensò Debora con un sorriso obliquo, cercando di guardare il meno possibile il suo mini-abito nero. C’erano gin, vodka, negroni e birra alla spina in ogni angolo.

Alcuni bevevano in gruppi, altri da soli o tramite giochi.

Nella sala più grande della villa c’era un bancone con quattro bartender al lavoro.

C’erano un paio di biliardi e calcetti, ma anche il Dj set e il karaoke.

Se quello era il concetto di Andrea di posto “non così elitario”, Debora capì di essere stata davvero abituata con poco nei suoi diciannove anni di vita.

Andrea e Serena non esitarono a lanciarsi nella pista da ballo e accogliere i giochi di bevuta di alcuni loro amici.

Filippo dava il meglio di sé rimorchiando le ragazze e Alessio si unì ad un gruppo che non pensava ad altro che gonfiarsi di alcol.

Rob e Debora, seduti su un raffinato divano in pelle – che condividevano con fastidio con una coppia intenta a consumare il loro amore, ma era quello il meglio che avevano trovato – fissavano gli altri divertirsi.

Stare lì seduti con aria depressa era quasi tragicomico per loro, pensò Debora.

Rob continuò a guardarsi nervosamente in giro.

Ad un certo punto, stufa, Debora si decise a chiedere: «Non la troveresti prima se le mandassi un messaggio?».

L’amico tacque. Non avrebbe voluto parlarne. Poi, però, si ricordò di quanto si era già mostrata affidabile Debora.

Pertanto, liberando la sua frustrazione, spiegò: «Non risponde».

Debora decise di scavare più a fondo: era sicura che farlo avrebbe fatto bene a Rob come era successo nella questione con suo padre.

«Rob…», sussurrò, «posso chiederti cosa ti fa paura?».

L’amico trattenne il fiato. Era come se dar voce alle sue paure le avrebbe rese ancora più tangibili, mentre invece lasciarle sepolte dentro sé stesso gli sarebbero risultate meno spaventose.

Però, trascinato dalla confidenza, rivelò: «Caterina ha già detto di amarmi. Ma mi ritiene anche immaturo. Per esempio, non le piace come mi diverto alle feste. Bevo senza pensare al giorno dopo. E di certo non sono una di quelle persone che si concede una canna una volta ogni tanto. Lei non vuole un compagno così al suo fianco».

Parlava a tono di voce alto, ma tanto gli altri erano troppo presi dalla festa per sentire le loro confidenze e la musica era così forte che a meno che non ci si trovasse a pochi centimetri dal viso dell’interlocutore, era difficile riuscire a sentire quello che diceva.

«Rob, se non puoi dare a Caterina le sicurezze che cerca… almeno cerca di essere sincero. Sono sicura che lei apprezzerà».

Rob inspirò. «Bene, Deb. Grazie mille per l’ennesimo sostegno, ma ora è giusto che anche tu ti vada a divertire».

«Sì, a poterlo fare», rispose di getto Debora.

Adesso fu Rob ad osservarla e lei a tenere lo sguardo altrove.

«Devi superarla, Deb. Siamo fatti così».

«Cosa?», esclamò Debora.

«Caterina!», urlò Rob, sollevato di aver intercettato la ragazza.

Le corse incontro senza degnarsi di dare una spiegazione delle sue parole all’amica.

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Caterina indossava un abito scuro, regale e lungo. Copriva completamente le gambe, probabilmente per non attirare attenzioni su di sé avendo i bambini a casa e un’età che non le dava più la voglia di andare a feste serali per rimorchiare.

A parte le braccia lasciava intravedere un po’ di pelle nuda solo sul seno, con una scollatura generosa ma non troppo audace.

Il trucco che aveva applicato sul viso era leggero e aveva acconciato i capelli in uno chignon alto.

Rob se la mangiò con gli occhi. Nonostante ci fosse aria di tensione, l’attrazione si fece sentire più forte che mai.

«Rob!», salutò lei, ma il suo sorriso era pieno di acrimonia.

«Hai finito di evitarmi, finalmente».

«Non sei il centro dell’universo, Rob, sono qui per lavorare. Sto facendo un servizio sullo stile di vita dei giovani italiani nel ventunesimo secolo. Le andrebbe di rispondere a qualche domanda riguardo il suo rapporto con l’alcol e la droga?», domandò servendosi del suo tono da giornalista.

«Sapevo che venire in questo posto ti avrebbe fatto schifo», sospirò lui.

«E questo chi l’ha detto?».

«Caterina, ti conosco e so cosa ti sta passando per la testa!», sibilò l’uomo. «Tu detesti questo tipo di party e sei convinta che vengo qui per esagerare…».

«Rob!», lo interruppe lei, come se avesse sentito fin troppe bugie. «Non sono una ragazzina, okay? E non ho nemmeno ottant’anni. Non sono qui per giudicarti. Voglio solo…». Rob la guardò in attesa. Si ripeteva che non aveva mai paura di nulla, ma era incredibile come ciò cambiasse in sua presenza. «Voglio solo capirti».

Le sue parole non lo rilassarono affatto.

Caterina, infastidita dal casino che li circondava, gli propose di andare a cercare insieme un posto in giardino dove parlare con calma.

I due impiegarono cinque minuti per emergere dalla folla ed uscire all’aria aperta. Una volta fuori, percepirono con piacere la differenza tra la ressa che si mal sopportava dentro e l’aria fresca della notte.

La gente ballava e si divertiva anche lì, ma si riusciva a parlare e ragionare meglio e i due si ritirarono in un angolino vicino alla siepe lussureggiante.

Mentre Caterina si prendeva un attimo per riflettere, Rob la fissò notando che più che arrabbiata aveva un’aria malinconica. Questo gli fece male, ma lo irritò anche. Considerava la questione così grave?

«Sai, quando ho ricevuto quella chiamata da Filippo ho pensato subito che non avresti preso bene la mia visita», iniziò con voce lenta.

«Un idiota lo è stato senza dubbio», commentò Rob, pensando che era tutta colpa sua se si trovava di nuovo sull’orlo di una lite con lei.

«Questo lo dici perché sai di non poter evitare ciò che ha provocato!».

«Ho visto giusto fin dall’inizio, allora. Vuoi attaccarmi di nuovo con la storia dell’immaturità?».

«Non cercare di girare la frittata! Sai già come la penso! Se non volevi che venissi, si vede che qualcosa con cui non sai fare i conti ce l’hai!».

«Hai già dimenticato quello che ho fatto per conquistarmi la tua fiducia!». Rob si stava alterando: per quanto si impegnasse, le cose andavano sempre male con lei. «Insomma, non potremmo trovare semplicemente un compromesso?».

«Che razza di compromesso ti aspetti di trovare? Hai ventisei anni, non puoi comportarti come se ne avessi venti, e io non credo di riuscire a crescere i miei figli con una persona che passa le sere a bere e drogarsi come un tossico!», Caterina gli rovesciò tutte le sue accuse e le sue preoccupazioni senza pensare a come esporgliele con le buone maniere. E una parte di lei non voleva farlo mai più: voleva che Rob si scontrasse con la brutalità della sua rabbia.

Lui non rispose, limitandosi a fissarla intensamente.
Fu così che Caterina si pentì di quello che aveva detto e desiderò che Rob rispondesse a sua volta urlando, magari difendendosi e accusando lei di avere una mentalità stretta.

Prima d’allora non si era mai accorta quanto il suo sguardo sapesse diventare duro.

Avrebbe voluto correggersi, o scusarsi, ma le parole le morirono in gola.

Ancora più offeso dal suo silenzio, l’uomo la superò e la lasciò lì.

Non era da lei reagire con le lacrime ma il bruciore agli occhi, per una volta, fu molto più forte, insieme al brutale senso di colpa.

Rob decise che, se pur sforzandosi la donna che amava non riusciva a vederlo come una persona migliore, la soluzione era comportarsi come lei pensava che fosse per poi sbatterglielo in faccia. Magari così sarebbe riuscito ad urlarle contro con la sua stessa crudeltà e spietatezza.

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Debora, intanto, trovò il modo per far passare il tempo.

Cinque minuti dopo che Rob corse dietro a Caterina, ancora incapace di buttarsi nella mischia e non scorgendo traccia di qualcuno che le sarebbe piaciuto conoscere, dovette ispirare compassione a Filippo che la invitò a ballare e stare in compagnia.

Anche se non era la sua persona preferita, apprezzò molto il suo gesto e tramite lui si mise di nuovo in contatto con Andrea e Serena, che però sembravano entrambi già brilli. Ballarono un po’ insieme ma non le piacque passare il tempo con Andrea in quella maniera. Non le piaceva come stesse alzando il gomito. Ciò doveva essere normale ad una festa, eppure più vedeva la lucidità del ragazzo venire meno, cancellando la sua caratteristica aria da bravo ragazzo, e più si innervosiva. Le mancavano le loro risate semplici, le confidenze e i suoi sorrisi gentili.

Passarono un’ora così, e a quel punto la voce di Andrea cominciò a cambiare.

Filippo propose di uscire a fumare, e sia Serena che Andrea accettarono all’istante, così si dichiarò d’accordo anche Debora.

Fu allora che la festa cominciò ad andarle stretta, più di quanto non avesse fatto dal primo minuto in cui aveva messo piede nella villa.

Fuori vide Rob in mezzo ad un gruppo di ragazzi che bevevano boccali di birra, ridevano sguaiatamente in coro, grufolavano come animali e si fumavano uno spinello dopo l’altro.

Avvicinandosi, poteva anche sentire che facevano battute schifose riguardo le ragazze, sul loro modo di fare e su ciò che avevano in mezzo alle gambe.

E tutti i buoni propositi di non deludere Caterina dove erano finiti? Debora aveva visto Rob motivato e sincero, le aveva fatto capire quanto avesse a cuore fare pace con la sua ragazza, come se da ciò dipendesse la sua vita, e ora sembrava una persona completamente diversa, avrebbe osato dire vuota, il cui unico intento era quello bruciare così tanto i pensieri da non riconoscere più la realtà che lo circondava.

Proprio mentre rifletteva sul cambiamento di Rob, l’attenzione di Debora fu catturata dal volto di una ragazza che, al cancello, guardava il ragazzo divertirsi.

Non piangeva, non a dirotto almeno, ma era l’immagine dell’infelicità. Passò un po’ di tempo prima che si accorgesse di essere fissata. Nel suo sguardo c’era impresso lo sconforto, la frustrazione ma soprattutto la delusione.

Era triste pensare che il loro amore si stesse spezzando. Il Rob lucido non se lo sarebbe mai perdonato.

Forse avrebbe sbagliato ad immischiarsi, svolgendo la figura del grillo parlante, ma Debora non riuscì più a trattenersi.

Si allontanò da Serena, Andrea e Filippo senza liquidarli di spiegazione alcuna e s’incamminò con passo spedito da Rob, chiamandolo ad alta voce quando lo vide non accorgersi nemmeno della sua presenza.

«Rob! Che cazzo stai facendo?».

Il puzzo di marijuana le dava già alla testa.

Lui la fissò perplesso, mentre tutti gli amici intorno a lui la squadravano dalla testa ai piedi.

«Deb, tesoro, cosa cazzo si fa di solito ad una festa?», domandò. Il tono di cattiveria che sfoderò la fece infuriare. La sua voce non era distorta come quella di Andrea, ma si capiva benissimo che stava perdendo la lucidità.

Debora lo squadrò dall’alto al basso.

Rob sbuffò. «Non giudicarmi, Bettinelli. Anzi, se sapessi allargare i tuoi orizzonti, sono sicuro che troveresti un ragazzo e ti divertiresti anche tu».

Debora rimase senza parole, come era già successo prima che si dividessero.

«Gradisci, Deb?», le propose Rob indicando uno spinello.

Lei si trattenne dall’insultarlo, non voleva litigarci esageratamente. Guardò schifata i ragazzi con cui si stava divertendo e poi girò sui tacchi. Con la coda dell’occhio, notò che la ragazza che prima stava fissando Rob al cancello se ne era andata.

Quando tornò da Filippo e Andrea quest’ultimo le rivolse un’espressione contrariata.

«Perché ti sei intromessa?».

Da quando la rimbrottava con tanta irritazione?

La sua pazienza, già messa a dura prova da Rob, si frantumò definitivamente. «Tu non sai nulla di quello che lui voleva fare veramente!».

Andrea la guardò come se fosse pazza.

«E piantala di guardarmi così! E non potresti moderarti un po’ con l’alcol?».

Il ragazzo le rivolse lo stesso sguardo con cui l’aveva guardata Rob: non gli andava a genio essere giudicato. «Siamo qui per distrarci, Debora… Purtroppo, non abbiamo tutti una vita d’oro come la tua».

La sua risposta fece cadere a terra la mascella di Debora. Loro non avevano una vita d’oro a differenza sua? La sorpresa era tale che non riuscì ad articolare una risposta.

Andrea la piantò in asso con quella sentenza e raggiunse Serena, la quale era rimasta sola a fumare in tranquillità e non si era accorta del loro diverbio.

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Andrea e Serena ripresero a svagarsi, amoreggiare e soprattutto bere fiumi di alcol in giardino.

Debora, non molto lontano da loro, cercava di evitare di guardarli.

Divenne difficile soprattutto quando i due cominciarono a spogliarsi, là, in pubblico, e poi si stesero su una squallida panchina non smettendo un attimo di baciarsi.

Presto Andrea rimase a petto nudo e Serena in reggiseno in pizzo color latte.

Debora cercò di incollare gli occhi a Filippo e Alessio, uno non faceva altro che bere, l’altro sproloquiava come suo solito.

Ne aveva fin sopra i capelli di quella festa e di ciò che vedeva, non solo riguardo i suoi amici ma riguardo tutti i presenti. Stava pensando che la troppa quantità di denaro faceva più male che bene alla gente. Persone milionarie che conducevano la vita ai limiti dell’eccesso per colpa di una sostanza, di un’illusione, di un veleno.

L’intera serata era stata un disastro totale, tra Rob e Caterina doveva essersi rovinato tutto e lui, che fosse per ripicca o per dolore, si era lasciato trascinare dalla frenesia. Per di più quando si era avvicinata per riportarlo sulla retta via l’aveva respinta, litigando anche con lei.

Le cose con Andrea, neanche a dirlo, peggiorarono.

Lui e Serena, prima di arrivare all’atto sessuale vero e proprio, si addormentarono sulla panchina.

Un omaccione andò a svegliarli poco gentilmente.

Andrea mugugnò, frastornato, alzando lo sguardo sull’energumeno che si ergeva davanti a lui.

Pescò la sua maglietta e se la infilò, e Serena fece lo stesso.

«Sei te, Giacomo?», bofonchiò Andrea, cercando di connettere.

«Bill ha un po’ di roba con sé».

Debora, insicura di aver sentito bene a causa del casino, cercò di avvicinarsi con discrezione.

«Mmh?».

«Ricordi? L’affare? Possiamo chiuderlo qua, quanto denaro hai con te?».

«Quanto vuoi?».

«Lui dice che ha bamba a sufficienza da arrivare a 150 euro…».

Debora guardò Andrea, ma lui non si accorse di lei.

Serena si fece gli affari suoi come aveva fatto tutta la serata… infine, andò a chiacchierare con un paio di amiche. Per Debora era inammissibile che Andrea, che era sempre più irriconoscibile, stesse contrattando per ricavare droga pesante e in tutto questo Serena fosse più inutile del due a briscola. Pensare che Filippo potesse aiutarla in nome dell’amicizia era puro delirio.
Siccome al peggio non c’era mai fine, si accorse che Rob non era più in compagnia dei suoi amici che continuavano a bere e fumare e non sapeva se ciò fosse preoccupante o un fatto positivo.

Debora si guardò in giro cercando di mantenere la calma, ma la verità era che anche lei stava per agire d’impulso. Fare la cosa giusta al momento giusto non le era mai venuto bene.

Poi perse la pazienza.

Si avvicinò a Andrea e Giacomo come una furia e si piazzò davanti all’uomo.

«No che non accetta! Ora noi due dobbiamo andare!», gli ringhiò addosso, anche se era un energumeno.

«Davvero?», si intromise Andrea, confuso, alitandole vicino al viso con il suo tono alcolico e provocandole un conato di vomito.

«Tu? Ragazzina, cazzo sei?», ribatté l’uomo.

Debora non gli rispose, si voltò verso Andrea ed esclamò: «Andiamocene!».

Lo afferrò per un braccio, costringendolo ad alzarsi e a camminare.

Lui si fece trascinare per pochi metri, poi recuperò un barlume di lucidità e strattonò la presa.

«Ehi, vuoi spiegarmi che cazzo stai facendo?».

«Noi non resteremo un minuto di più in mezzo a questo schifo!».

«Ma perché ti metti sempre in mezzo?». Debora rimase sbalordita. Prima d’allora non le aveva mai urlato contro. «Okay, accettare non sarebbe stata la migliore delle idee… Ma in ogni caso, quelli erano cazzi miei!».

Ma Debora non si scusò. Anzi, si arrabbiò molto di più.

«Per tutta la serata ti ho visto circondato da persone e amici che sembra tengano a te solo a parole! Nessuno contestava il fatto che bevi non come fa una persona per divertirsi, ma con la stessa energia che usava mia madre in un periodo molto buio!».

Andrea sgranò gli occhi, ma Debora non aveva ancora finito.

«Beh, sappi che a differenza dei tuoi amici io non sono quel genere di persona!», concluse gridando a ruota libera, con una confidenza che non si era mai presa nemmeno con i suoi più vecchi amici.

Mentre riprendeva fiato, notò con sollievo che Andrea si era zittito, forse ammetteva che il suo discorso non faceva una piega, o forse era abituato a persone che non contestavano nessuna delle sue azioni.

«Andrea!», tuonò un uomo.

Debora si voltò livida di rabbia.

La loro interruzione aveva una stazza simile a quella dell’uomo che parlava prima di cocaina con Andrea.

«Amico mio, mi spiace interrompere il tuo… tête-à-tête con la tua pupa… Sarò veloce, devo chiederti cosa hai intenzione di fare visto che Giacomo ha detto che hai rifiutato».

«Stai parlando di cocaina?», ringhiò Debora.

«Stanne fuori, pupa», la liquidò lui.

«Bill ha ragione, Deb, vattene…», mormorò Andrea, ma la ragazza si oppose.

«No! Abbiamo parlato di aria fritta fino adesso?».

La voce dell’uomo si frappose alla sua e la afferrò malamente per un braccio. «Insomma, ti vuoi levare dai coglioni?».

A quel punto anche Andrea cominciò a scaldarsi.

«Bill, non esagerare!», gridò, allontanando Debora da lui.

«L’ultima volta mi avevi dato una risposta positiva!», gli rimembrò l’uomo. Era palese che l’idea di perdere l’opportunità di vendere lo mandasse fuori di testa.

«Io non ti ho promesso un cazzo, stupido figlio di puttana!».

Non essendo una persona moderata, all’uomo saltarono i nervi e con disinvoltura tirò un pugno ad Andrea.

Tutti persero interesse a ballare e divertirsi e si concentrarono sulla scena.

Filippo, che era rimato in disparte ad ascoltare in caso arrivasse il momento di intervenire, si buttò subito in mezzo, sostenne l’amico e poi restituì il pugno a Bill.

Debora soccorse Andrea, ma lui la allontanò e cercò di buttarsi contro l’energumeno che lo aveva colpito per vendicarsi.

Tuttavia alcuni loro amici intervennero per trattenere da una parte lui e Filippo e dall’altra l’uomo.

Andrea provò quanto poté di opporsi, poi gli effetti del troppo alcol che aveva ingerito diedero i loro spiacevoli frutti.

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Andrea vomitò sui suoi stessi vestiti.

Gli amici che tenevano fermo Bill riuscirono a convincerlo a lasciar perdere e lo accompagnarono alla sua auto. Era sempre stato un tipo un po’ fuori di testa, commentavano le persone che avevano assistito, ma doveva essere brillo per aver dato i numeri così tanto.

Debora resistette all’impulso di tirare uno schiaffo a Filippo solo perché c’erano cose più importanti a cui pensare. Quando Bill gettò la spugna lui manifestò dispiacere facendo capire che in realtà adorava le risse.

«Che razza di festa è senza una bella scazzottata!», fu una delle cose che disse con aria triste.

Debora pensò che non aveva mai incontrato nessuno di più incredibile.

La ragazza cercò di interessarsi alle condizioni di Andrea ma lui, dopo un breve stordimento, sembrò riprendere un po’ di lucidità e cercò di allontanarsi in fretta.

Debora lo guardò triste. Tutti i presenti, quasi tutte persone che il ragazzo doveva conoscere, avevano gli occhi puntati su di lui.

E per lui era stato umiliante mettersi al centro di un simile scandalo. Conosceva i suoi “amici” blogger e youtuber, se ci fosse stato qualcuno tra di loro interessato al gossip, il giorno dopo i suoi fans si sarebbero ritrovati a leggere di Andrèn che si era divertito troppo ad una festa pazzesca, aveva picchiato un uomo, si era ubriacato… E conoscendo l’anima del gossip, quello che gli era successo sarebbe stato ingigantito, e il racconto che ne avrebbero fatto i giornali sarebbe stato quello di una gang al limite dell’assurdo e della violenza.

Avvertendo ancora nausea, come se non avesse vomitato tutto ciò che gli dava allo stomaco, si allontanò velocemente.

Debora gli corse dietro.

«Aspetta!».

Andrea rientrò nella villa, ritrovandosi in mezzo al caos frenetico della musica. Doveva arrivare al più presto al bagno, o si sarebbe ritrovato di nuovo a vomitare in mezzo alla gente.

Suoni, rumori, visi, forme, fumo, alcol, musica assordante, era tutto intorno a lui e non capiva più nulla.

«Ehi! Ti senti male?», lo raggiunse una voce femminile.

Andrea guardò dritto negli occhi Debora, che era comparsa vicino a lui e lo stava praticamente sostenendo.

Forse fu la sua espressione a farle capire senza bisogno di parole che aveva un urgente bisogno di raggiungere un bagno dove poter vomitare ancora.

Debora iniziò a fargli strada nell’unico punto di servizi che aveva trovato.

Quando furono ad un passo dalla toilette ne schizzò fuori una donna che si scontrò con Andrea, rimbalzandogli contro e ruzzolando a terra come un birillo.

«Attento», gracchiò lei.

L’odore del suo alito fece salire il disgusto a Debora, ma quello non era niente, perché quando spinse Andrea ad entrare in bagno venne a lei stessa da vomitare.

Quella donna aveva sia vomitato che defecato fuori dal water lasciando i servizi in orribili condizioni.

«Se queste persone sono ai vertici della società», sbottò la ragazza, indignata.

Andrea non le diede retta, quasi cadde in avanti e finalmente poté liberarsi vomitando alla bene in meglio.

Debora gli tenne la testa e lo sorresse fisicamente, non potendosi appoggiare al pavimento per essere più comodo.

Restarono in quella posa mezzo minuto.

Andrea quasi vacillò, dando segno di aver finito, perciò Debora lo trascinò via. Andrea non ce la faceva a mantenersi in piedi, perciò appena fu fuori dalla porta del bagno si accasciò al suolo, contro la parete.

«Ti riporto a casa?».

Andrea fece cenno di no con la testa, si poggiò al muro e chiuse gli occhi.

Debora lo guardò interdetta, non riuscendo a capire se si fosse addormentato o no.

«Andrea?».

Nessuna risposta.

«Ehi, credo che staresti più comodo in un letto!».

«Debora, dammi tregua!», sbottò lui.

La ragazza si morse la lingua, cercando di non rimanerci male per la risposta.

«Scusa», mormorò un secondo dopo, ad occhi chiusi. «Forse hai ragione, meglio se vado a casa».

«Ti accompagno!».

«No, ce la faccio», replicò, decidendosi a rialzarsi.

Debora, per sfizio, lo aiutò e lo trattenne come se avesse paura che potesse crollare a terra. Il suo contatto, stavolta, stupì Andrea, che fissò con sguardo guardingo le mani di Debora premute sulle sue braccia.

Lei, a disagio, le ritirò e decise che forse era arrivato il caso di lasciarlo andare avanti da solo.

Per fortuna comparve Filippo a spezzare la tensione.

Lui era ancora a suo agio nell’ambiente e con tono leggero disse: «Ehi, amico, eccoti! Scommetto che hai fame! Ti trovo qualcosa da mettere sotto i denti?».

«No, non importa. Me ne vado a casa», rispose Andrea con voce roca. «Per favore, puoi dare tu un passaggio a Serena e Debora?».

Filippo annuì.

Debora non tollerava quell’aria così distrutta. E non capiva perché evitava come la peste di guardare in sua direzione, come se si vergognasse di qualcosa.

Quando il ragazzo riprese il cammino barcollante, Debora pensò che non lo avrebbe lasciato andare senza provare almeno a parlargli.

«Andrea!», lo fermò.

«Deb, per favore…», disse lui con tono stanco, temendo che volesse ancora discutere.

«Sì, sì, certo… io non voglio… io voglio solo assicurarmi che tu stia bene…». Ora le sembrava di parlare con lo stesso Andrea di sempre ma questo, stranamente, le provocò un po’ di scompiglio. Aveva impressa molto bene la sua versione distorta – ma se fosse quella la parte di lui più vera? E il suo carattere moderato solo una maschera?

Andrea sospirò. Gli venne da ribattere che stava bene ma sapeva che sarebbe risultato falso.

«Ascolta, secondo me non dovresti stare male per quello che è successo…», provò a dirgli Debora per confortarlo, ma le parole di Andrea le tolsero il fiato.

«Nato da una discussione con te», disse di getto.

«Vuoi dire che è colpa mia?», sussurrò la ragazza con la voce che le tremava.

Andrea alzò lo sguardo e vide la sua delusione. «No. Scusa, è solo colpa mia… Ne riparleremo, okay?».

Debora lo fissò mentre mille pensieri invadevano la sua testa.

Appena se ne fu andato, pensò che c’era ancora qualcosa di cui preoccuparsi prima di tagliare la corda anche lei – non vedeva l’ora di lanciarsi sotto le coperte del suo caldo e famigliare letto. Poco prima che scoppiasse quel casino con Andrea, aveva notato che Rob era sparito. Non essendo ricomparso, provò a chiamarlo, ma il suo cellulare suonò a vuoto.

Lo cercò un po’, poi tornò da Filippo. Chiacchierava con tre ragazze che si bevevano le sue mille parole con interesse per lei incomprensibile e si vantava del suo intervento nella rissa proponendosi come un vero eroe.

Debora alzò gli occhi al cielo.

«Filippo!», lo chiamò.

Lui sbuffò appena la vide. «Ancora tu? Lo sai che sei proprio una guastafeste?».

Debora si sforzò di controllare i suoi impulsi aggressivi. «Hai visto Rob?».

«Perché? Vuoi rovinare la festa anche a lui?».

La sua espressione si fece furiosa e Filippo capì che era meglio assecondarla. Il ragazzo si limitò ad indirizzarla ad un paio di cespugli in giardino e riprese a chiacchierare con le ragazze.

Debora andò a controllare, stranita, dove l’aveva mandata.

Quando vide cosa c’era nascosto, scoppiò a ridere: Rob dormiva nell’angolo che si era ritagliato. Con al fianco una bottiglia vuota di champagne.

La ragazza pensò che per quella sera si era divertito abbastanza, perciò chiamò un taxi e obbligò Filippo ad aiutarla a riportare Rob a casa.

Con amarezza, pensò che era appena entrata in contatto con l’altra faccia della medaglia, aveva visto la dissolutezza, gli eccessi, e, probabilmente, quello non era niente.